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Per alcune delle più grandi imprese, come Google, la sostanza che si muta in denaro e le nutre non è più il petrolio, ma la pubblicità.

L’imponente rilevanza economica, che è la faccia essoterica (si intendono le dottrine che non hanno carattere segreto o riservato, nemmeno in parte, e la cui conoscenza è accessibile a chiunque) della pubblicità, non deve però distogliere dalla contemplazione della sua faccia esoterica (è il termine con cui si indicano, in senso lato, le dottrine spirituali di carattere almeno in parte segreto o riservato), che è la ripetizione. Essenziale, per la pubblicità, è che si ripeta, così come gli atti rituali.

La ripetizione garantisce la costanza del significato. Ed è appunto questo compito che è stato delegato dalla società alla pubblicità. Non è poco, anzi è una funzione che fonda il senso di ogni singolo atto. Per questo la mira esoterica della pubblicità è in costante espansione e reiterazione delle immagini e dei marchi, che si incuneano in ogni alveolo dello spazio psichico. E, se non fossero lì di guardia, tutto potrebbe anche sembrare scialbo o informe. Invece è una cerimonia ininterrotta, a cui non si può sfuggire.

Processo che culmina e trova il suo sigillo nei social media, dove all’autoesposizione spontanea del singolo corrisponde una obbligatoria controparte pubblicitaria. Come se ciò che appare non potesse, in nessun modo, essere disgiunto dalla pubblicità.

In un varietà televisivo, partecipava una ignota ragazza della profonda provincia italiana. Era tonda, graziosa, vacua. Secondo il format della trasmissione, la presentatrice doveva porre alcune domande a tre ragazze. Venne il turno della ragazza tonda. “Che cosa vorresti essere?” disse la presentatrice. “La pubblicità” rispose la ragazza. La presentatrice non batté ciglio. “E perché?” chiese ancora. “Perché la vedono tutti” rispose la ragazza. Seguì uno scroscio di applausi rituali dall’oscurità del pubblico. Aveva parlato lo Zeitgeist (Pensiero dominante di un’epoca, di un periodo).

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